Archivio Storico-Tecnico

Col. Olindo Casanova: Sperimentale e Mille Miglia

By Posted in - Articles & Experiences & Historical-Technical archive & Races & Records on May 2nd, 2013 0 Comments

Tratto da “Storie di battaglie aeree e di meschinità terrestri” di Olindo Casanova, 2005

Ambrosini-S7-I-OLMI-Guidonia-01

Il Capo del 3° Rep. dello Stato Maggiore dell’Aeronautica, all’epoca, era il Gen. Aldo Remondino, che veniva spesso alla Sperimentale per volare con i nostri velivoli da caccia e che spesse volte andava in volo con un gregario: il Col. Zuppetta, evidentemente suo vecchio amico e collega. Spesse volte, inoltre, tutti noi della Sperimentale andavamo a cenare, insieme a Remondino, in un ristorante sulla Cassia Nord, che, se ben ricordo, si chiamava “Il Girarrosto”; altre volte, andavamo nei ristoranti più caratteristici di Trastevere, tutti conosciuti a seconda delle loro specialità dallo scapolo Zappetta. Insomma, si era instaurato un clima di assoluta cordialità con il Gen. Remondino, che, tra l’altro, si era dimostrato un ottimo pilota da caccia nei frequenti duelli aerei, che ingaggiava proprio con il Col. Zappetta.

Un bel giorno, giunse notizia che alla IV ZAT il Gen. Sgarlata era stato trasferito e che, al suo posto, era venuto un brillante pilota, il Gen. Cupini Ranieri, il quale aveva organizzato una gara di velocità su un percorso di mille miglia, aperta a tutti i velivoli da turismo, sino agli S.7 Ambrosini, con partenza ed arrivo all’aeroporto di Bari e con scali a Napoli Capodichino e Catania Fontanarossa.

Naturalmente chiesi al Col. Zappetta se acconsentiva che io partecipassi alla competizione con uno degli S.7 della Sperimentale e, con mia grande gioia, lui mi dette sia il velivolo, che una piccola squadra, al comando del Ten. Vari, per mettere a punto il velivolo ed assisterlo a Bari, durante la gara.

Sbrigai in fretta tutte le formalità necessarie per la mia partecipazione, come la licenza internazionale di volo, e feci scrivere sul velivolo designato la sigla per la gara, che, indovinate perché?, era “OLMI” (le iniziali dei nomi Olindo e sua futura moglie Milena, N.d.R.).

Decisi di non fare il primo rifornimento a Napoli, per guadagnare tempo, e di effettuarlo solo a Catania.

Giunto con il mio aereo a Bari, provai la prima sorpresa e delusione: la Società Ambrosini correva contro di me, e contro tutti gli altri piloti di velivoli S.7, con un proprio velivolo, apparentemente un S.7, pilotato dal proprio capo collaudatore, Ing. Ferrari. Era possibile (e probabile) che dell’S.7 originale rimanesse solo lo scheletro e che il motore fosse i motore del Super S.7, che l’Ambrosini era sul punto di far entrare in produzione. Ma la ZAT non aveva emanato alcuna disposizione per il preventivo controllo della rispondenza dei motori alle caratteristiche previste per il velivolo iscritto alla corsa, per cui era impossibile accertare se il motore dell’Ing. Ferrari era quello standard dell’S.7 o il nuovo modello, molto più potente del Super 7. Per la precisione, dopo poco tempo dalla corsa, il Super 7 entrò in linea e, naturalmente, giunse per il collaudo militare e l’omologazione anche da noi, alla Sperimentale.

Al momento, tuttavia, non c’era da nulla da fare in merito al motore con il quale correva l’Ambrosini, eccetto che attendere per vedere come quell’aereo si sarebbe comportato in corsa.

E me ne dovetti accorgere presto: a Napoli, Ferrari giunse prima ed io secondo. Ma Ferrari perse molto tempo per rifornire il proprio aereo, mente io, come avevo programmato, rifiutai il rifornimento e ripartii subito per Catania. Malgrado lui avesse fatto rifornimento ed io no, Ferrari riuscì a decollare da Napoli alcuni minuti prima di me: lascio le deduzioni agli esperti!

Non ho compreso e non comprenderò mai il comportamento dell’Ambrosini, specie nei confronti di un pilota della Sperimentale, anche se comprendo l’opportunità di verificare materialmente un nuovo prototipo che, come Super 7, non avrebbe potuto prender parte alla gara, limitata agli S.7.

Quanto atterrai a Catania, sempre primo di tutti gli S.7, ma dietro a Ferrari di moltissimi minuti, rinunciai ad ogni speranza di vincere la Mille Miglia e, certo di giungere secondo, stando a quanto mi era stato detto a Catania, mi diressi verso Bari danti ogni tanto un po’ di respiro al mio affaticato motore. E mal me ne incolse, perché lungo l’ultima tratta Catania-Bari, il Comandante della Scuola e dell’Aeroporto di Lecce fece un tempo minore del mio, riuscendo a superarmi sul traguardo di Bari, sul quale giunsi amareggiatissimo, credendomi secondo ed essendo invece terzo. Quarto giunse il noto asso dell’aviazione civile De Bernardi, al quale, su preghiera del Col. Tonego, lasciai la Coppa ed il premio in denaro che spettavano al terzo classificato, accontentandomi di ricevere, come terzo classificato, una Caravella d’argento, dono della Fiera del Levante. Ovviamente, non ero in condizione di rispondere negativamente ad una richiesta del padre di Milena, che, in cambio, lasciò generosamente che la figlia trascorresse al mio fianco tutta la festa serale della premiazione.

Per la cronaca, la Caravella d’argento si pavoneggia tuttora su uno dei miei mobili.